Dostoevskij - Lettera a suo fratello

I condannati in viaggio verso i lavori forzati in una colonia penale in Siberia fanno una sosta presso l'obelisco che segna il confine fra l'Europa e l'Asia. Quandro di Aleksander Sochaczewski.

I condannati in viaggio verso i lavori forzati in una colonia penale in Siberia fanno una sosta presso l'obelisco che segna il confine fra l'Europa e l'Asia. Quandro di Aleksander Sochaczewski.

(Testo tradotto dall'edizione inglese di Dostoevsky: Letters and Reminescences, London, Chatto & Windus 1923.)

Quanto segue è il testo completo della lettera scritta da Dostoevskij a suo fratello Mikhail il giorno in cui Fëdor venne condannato a morte, il 22 dicembre 1849. Solo il primo paragrafo è stato precedentemente pubblicato: la lettera viene pubblicata per il la prima volta nella sua interezza. È un documento di importanza eccezionale.

La lettera originale non può essere rintracciata. È stata invece pubblicata la sua copia fatta dalla signora Dostoevskij, conservata negli archivi centrali.

Michail Dostoevskij poté, dopo tutto, vedere Fëdor prima della sua partenza per la Siberia. Nei suoi ricordi (1881), A. P. Miljukov racconta che Fëdor disse a suo fratello al momento di dividersi:

“Ho attraversato molto durante questi tre mesi; voglio dire, ho attraversato molto in me stesso; ci sono le cose che vedrò e che attraverserò. Ci sarà molto su cui scrivere.”

 

La fortezza di Pietro e Paolo, 22 dicembre 1849

A Michail Michailovich Dostoevskij, prospettiva Nevskij, di fronte a via Gryazny, nella casa di Neslind.

Fratello, mio prezioso amico! Tutto è combinato! Sono stato condannato a quattro anni di lavori forzati nella fortezza (credo quella di Orenburg) e, dopo ciò, a prestare servizio come soldato semplice. Oggi, il 22 dicembre, fummo portati alla piazza d’armi Semionov. Là ci venne letta la condanna a morte, ci venne detto di baciare la croce, le nostre spade furono spezzate sopra le nostre teste e ci lavammo per l’ultima volta (camicioni bianchi). Poi, tre vennero legati al palo per l’esecuzione. Io ero il sesto. Vennero chiamati tre alla volta; così io ero nel secondo lotto e non mi rimaneva più di un minuto da vivere. Ti ricordai, fratello, e ricordai tutti voi; durante l’ultimo minuto, tu, tu solo, eri nella mia mente, solo allora compresi quanto ti amo, caro mio fratello! Riuscii anche a abbracciare Pleshcheyev e Durov, che erano in piedi vicino a me, e a dir loro addio. Infine fu suonata la ritirata, e quelli legati al palo vennero riportati indietro, e ci fu annunciato che Sua Maestà Imperiale risparmiava le nostre vite. Dunque seguirono le sentenze correnti. Solo Palm è stato graziato, e ritorna all’esercito con il suo vecchio grado.

Mi venne detto solamente, caro fratello, che oggi o domani verremo deportati. Chiesi di poterti vedere. Mi fu detto che ciò era impossibile; ti posso solamente scrivere questa lettera: affrettati e dammi una risposta appena ti è possibile. Temo che tu sia venuto in qualche maniera a conoscenza della nostra condanna a morte. Dalle finestre del cellulare, mentre venivano portati alla piazza d’armi Semionov, vidi una folla di gente. Forse la notizia si raggiunse e tu soffristi per me. Ora sarai sollevato da questa mia relazione. Fratello! Non sono triste, o depresso. La vita è la vita ovunque, vita in noi stessi, non in ciò che è fuori di noi. Ci sarà qualcuno vicino a me, ed essere un uomo tra la gente e restare un uomo per sempre, non essere triste né cedere a causa di qualunque sfortuna possa capitarmi, questa è vita; questa è la missione della vita. Ho capito questo. Questa idea è entrata nella mia carne e nel mio sangue. Sì, è vero! La testa che creava, viveva con la vita più alta dell’arte, che aveva compreso e si era abituata ai bisogni più alti dello spirito, quella testa è già stata mozzata dalle mie spalle. Le rimangono la memoria e le immagini create da me, ma che in me non più si incarnano. Mi lacereranno, è vero! Ma rimane in me il mio cuore e la stessa carne e lo stesso sangue, che possono anche amare, soffrire e desiderare, per ricordare, e questa, dopotutto, è vita. On voit le soleil! Ora, addio, fratello! Non rattristarti per me!

Ora, per quanto riguarda i beni materiali: i miei libri (ancora mi è rimasta la Bibbia) e parecchi fogli del mio manoscritto, la bozza dell’opera teatrale e del romanzo (e la storia completa Storia di un bambino) mi sono stati sottratti, e con ogni probabilità andranno a finire a te. Lascio anche il mio cappotto e i vecchi vestiti, se mandassi qualcuno prenderli. Fratello, è possibile che dovrò marciare una distanza molto lunga. Serve del denaro. Mio caro fratello, quando riceverai questa lettera, e se c’è alcuna possibilità di ottenere del denaro, mandamelo immediatamente. Adesso ho più bisogno del denaro che dell’aria (per uno scopo particolare). Mandami anche qualche riga. Infatti se arriva il denaro da Mosca, ricordami e non abbandonarmi. Be’, questo è tutto! Ho dei debiti, ma che cosa posso farci?

Bacia tua moglie e i bambini. Ricordami loro continuamente; fa’ in modo che non mi dimentichino. Forse, un giorno, ci incontreremo pure! Fratello, prenditi cura di te stesso e della tua famiglia, vivi calmo e con cautela. Pensa al futuro dei tuoi figli. … Vivi positivamente. Non ho mai avuto prima una tale, sana abbondanza di vita spirituale come quella che opera adesso in me. Ma il mio corpo resisterà? Non lo so. Me ne sto andando malato, ho la scrofola. Ma non preoccuparti! Fratello, ho già attraversato tanto nella vita, che ora quasi nulla può spaventarmi. Venga quel che deve venire! Alla prima opportunità ti farò sapere di me. Dà ai Maikov il mio addio e i miei ultimi saluti. Dì loro che li ringrazio tutti per essersi interessati costantemente al mio destino. Dì qualche parola per conto mio, e il più calorosamente possibile, come ti suggerisce il tuo cuore, a Eugenia Petrovna. Le auguro molta felicità, e la ricorderò sempre con grato rispetto. Stringi le mani di Nikolaj Apollonovich e Apollon Maikov, e anche di tutti gli altri. Cerca Janovskij. Stringigli la mano, ringrazialo. Infine, stringi le mani di tutti quelli che non mi hanno dimenticato. E per quanto riguarda quelli che mi hanno dimenticato, ricordami loro. Bacia nostro fratello Kolja. Scrivi una lettera a nostro fratello Andrej e fargli sapere di me. Scrivi anche allo zio e alla zia. Ti chiedo di fare questo in nome mio e di salutarli per me. Scrivi alle nostre sorelle: auguro loro di essere felici.

E forse, una qualche volta, ci incontreremo di nuovo, fratello! Prenditi cura di te stesso, continuò a vivere, per l’amor di Dio, finché ci incontriamo. Forse qualche volta ci abbracceremo a vicenda e ci ricorderemo della nostra giovinezza, della nostra era dorata che fu, la nostra gioventù e le nostre speranze, che in questo stesso istante sto strappando fuori dal mio cuore con il mio sangue per seppellirle.

Può dunque essere che non potrò mai avere una penna fra le mani? Credo che dopo i quattro anni potrebbe esserci una possibilità. Ti invierò qualunque cosa che riuscirò a scrivere, se scriverò qualcosa, per Dio! Quante creazioni della mia mente, vissute da me, createvi da me ex novo, periranno, saranno estinte nel mio cervello, o goccioleranno come veleno nel mio sangue! Sì, se non mi sarà consentito di scrivere, io morirò. Meglio 15 anni di prigione, con una penna fra le mie mani!

Scrivimi più spesso, scrivi più dettagli, più, più fatti. In ogni lettera, scrivi riguardo a qualunque genere di dettagli di famiglia, di nullità, non dimenticare. Questo mi darà speranza e vita. Se tu sapessi come le tue lettere mi ridiedero vita qui nella fortezza. Questi ultimi due mesi e mezzo, quando era proibito scrivere e ricevere lettere, sono stati molto duri per me. Ero malato. Il fatto che tu non mi inviasti a volte del denaro mi preoccupava, ma per te; significava che tu stesso eri nel bisogno! Bacia i bambini ancora una volta; le loro amabili faccine non abbandonano la mia mente. Ah, che siano felici! Sii tu stesso felice, anche tu, fratello, sii felice!

Ma non addolorarti, per l’amor di Dio, non addolorarti per me! Credimi che non sono triste, ricorda che la speranza non mi ha abbandonato. Fra quattro anni il mio destino si addolcirà. Sarò un soldato semplice, non più un prigioniero, e ricorda che, qualche volta, ti abbraccerò. Oggi, la morte mi tenne nella sua morsa per tre quarti d’ora; sopravvissi con quell’idea; fui all’ultimo istante e ora vivo di nuovo!

Se qualcuno ha cattivi ricordi di me, se ho litigato con qualcuno, se ho creato in chiunque un’impressione spiacevole, digli che dovrebbero dimenticarsene, se ti riesce d’incontrarli. Non c’è bile e non c’è disprezzo nella mia anima; in questo momento, sarei felicissimo di abbracciare uno qualunque dei miei vecchi amici. È un conforto che ho provato oggi nel dire addio ai miei cari prima della morte. Pensavo, in quel momento, che la notizia dell’esecuzione ti avrebbe ucciso. Ma ora calmati, sono ancora vivo e vivrò nel futuro con il pensiero che prima o poi ti abbraccerò. Ho in mente soltanto questo ora.

Che cosa stai facendo? A che cosa hai pensato oggi? Sai di noi? Che freddo che faceva oggi!

Se solo la mia lettera ti raggiungerà in fretta. Altrimenti, dovrò passare quattro mesi senza tue notizie. Ho visto le buste in cui inviasti del denaro durante gli ultimi due mesi; l’indirizzo era scritto di tua mano, e fui lieto del fatto che stavi bene.

Quando guardo al passato e penso a quanto tempo è stato sprecato invano, quanto tempo fu perso in illusioni, in errori, nell’accidia, nell’ignoranza di come vivere, quanto poco valore diedi al tempo, quanto spesso ho peccato contro il mio cuore mio spirito, il mio cuore sanguina. La vita è un dono, la vita è felicità, ogni minuto potrebbe essere stato un’epoca di felicità. Si jeunesse savait! Ora, mentre la mia vita cambia, rinasco in una nuova forma. Fratello! Ti giuro che non perderò la speranza, e che conserverò il mio spirito e il mio cuore nella purezza. Rinascerò in una cosa migliore. Questa è tutta la mia speranza e tutto il mio conforto!

La vita in prigione ha già ucciso a sufficienza in me le richieste della carne che non erano completamente pure; non mi curavo molto di me stesso prima. Ora le privazioni non sono nulla per me, e, quindi, non temere che una qualunque durezza materiale mi ucciderà. Questo non può essere! Ah! Esser sani!

Addio, addio, fratello mio! Quando ti scriverò ancora? Riceverai da me una spiegazione, la più dettagliata possibile, del mio viaggio. Se solo posso conservare la mia salute, allora tutto sarà a posto!

Be’, addio, addio, fratello! Ti abbraccio strettamente, ti bacio strettamente. Ricordami senza dolore nel tuo cuore. Non dolerti, ti prego, non dolerti per me! Nella prossima lettera ti dirò come va. Ricorda allora quello che ti ho detto: progetta la tua vita, non sprecarla, progetto il tuo destino, pensa ai tuoi figli. Vederti, vederti! Addio! Ora mi strappo via da tutto quello che era caro; è doloroso lasciarlo! È doloroso spezzarsi in due, tagliare il proprio cuore in due. Addio! Addio! Ma ti vedrò, ne sono convinto, lo spero; non cambiare, amami, non lasciare che la tua memoria si raffreddi, e il pensiero del tuo amore sarà la parte migliore della mia vita. Addio, addio, ancora una volta! Addio a tutti!

Tuo fratello

Fëdor Dostoevskij.

22 dicembre 1849

Quando fui arrestato, mi furono presi molti libri. Solamente due di essi erano libri proibiti. Non prenderesti il resto per te stesso? Ma ecco la richiesta: uno dei libri era l’Opera di Valerian Maikov: i suoi saggi critici, la copia di Eugenia Petrovna. Era il suo tesoro e me lo prestò. Al mio arresto chiesi all’ufficiale di polizia di restituirle quel libro e gli diedi l’indirizzo. Non so se glielo restituì. Informati! Non voglio toglierle questa memoria. Addio, addio, di nuovo!

Il tuo

F. Dostoevskij.

 

Sui margini:

Non so se dovrò marciare o montare a cavallo. Credo che andrò a cavallo. Forse!

Di nuovo, stringi la mano di Emilia Fëdorovna, bacia i piccoli. Ricordami a Kraevskij: forse…

Scrivimi maggiori dettagli riguardo al tuo arresto, imprigionamento, e liberazione.

L'esecuzione dei membri del circolo di PETRAŠEVSKIJ. Dei ventun condannati, solo nove ebbero salva la vita. Nell'immagine, vediamo i camicioni bianchi di cui parla Dostoevskij, indossati dai condannati a morte. Altri condannati aspettano il proprio turno sulla piattaforma rialzata. L'uomo senza cappuccio è Petraševskij. Si tratta del primo lotto fra i condannati. L'ufficiale sta dando l'ordine di mirare; pochi istanti dopo, i tamburi suonano la ritirata e viene letta la grazia data dallo Zar. Disegno di B. Pokrovsky.

L'esecuzione dei membri del circolo di PETRAŠEVSKIJ. Dei ventun condannati, solo nove ebbero salva la vita. Nell'immagine, vediamo i camicioni bianchi di cui parla Dostoevskij, indossati dai condannati a morte. Altri condannati aspettano il proprio turno sulla piattaforma rialzata. L'uomo senza cappuccio è Petraševskij. Si tratta del primo lotto fra i condannati. L'ufficiale sta dando l'ordine di mirare; pochi istanti dopo, i tamburi suonano la ritirata e viene letta la grazia data dallo Zar. Disegno di B. Pokrovsky.

 

Persone nominate nella lettera

Fëdor Michailovich Dostoevskij

1821-1881. Famosissimo scrittore russo, la cui rappresentazione della psicologia dei personaggi cambiò il modo di concepire il romanzo. L’autore della lettera. Venne arrestato a causa delle sue simpatie per il socialismo, e condannato per essere parte di una trama che comprendeva la stampa di volantini per incitare alla rivoluzione violenta i contadini. Tornò dalla Siberia nel 1859.

Michail Michailovich Dostoevskij

1820-1864. Fratello primogenito di Fëdor. Scrisse storie brevi e collaborò con Fëdor nella pubblicazione di due giornali, Vremia (chiuso dalle autorità) e Epokha (privo di successo finanziario), in cui sviluppò i concetti per un movimento di ritorno alle radici culturali e naturali (pochvennichestvo).

Koljia (Nikolaj) Michajlovich Dostoevskij

1831-1883. Architetto. Fratello di Fëdor e Michail.

Andrej Michajlovich Dostoevskij

1825-1897. Architetto. Fratello di Fëdor, Michail e Nikolaj.

Andrej Aleksandrovič Kraevskij

1810-1889. Uno dei più importanti protagonisti del giornalismo russo del suo secolo. Il debito di cui parla Dostoevskij, che ne era collaboratore, è nei suoi confronti e sarà ripagato con la storia Storia di un bambino.

Aleksandr P. Miljukov

1817-1897. Noto come petrashevets, cioè liberale/democratico/progressista. In realtà, la definizione è piuttosto ampia e si riferisce, in generale, ai membri del circolo letterario fondato dall’utopista Petrashevskij, fra cui Dostoevskij stesso. Miljukov frequentava il circolo di Palm e Durov, come Dostoevskij, ma rimase al di fuori del nucleo più interno e cospiratorio, e quindi non venne condannato a morte. Rimase in contatto epistolare con Dostoevskij durante il suo esilio, e ritroviamo Dostoevskij nel circolo di Miljukov nel 1860. In quegli anni, D. scrisse una rappresentazione giocosa del proprio arresto a beneficio della figlia di Miljukov. Il tono generale del suo circolo era di umanesimo sentimentale, e di un credo populista.

Aleksej Nikolajevich Pleshcheyev

1825-1893. Poeta russo, molto famoso al suo tempo. Membro del circolo Petrashevskij, venne esiliato a Orenburg per dieci anni. Divenne in seguito noto per le sue traduzioni dal francese e dall’inglese. Varie sue composizioni sono state messe in musica, fra gli altri, da Ciajkovskij.

Sergej Fëdorovich Durov

1816-1869. Poeta, traduttore, attivista e scrittore russo. Scontento del circolo Petrashevskij, fondò il proprio con Palm, dove il tema principale era la politica. Venivano letti testi proibiti e incitazioni alla rivoluzione. Nonostante avesse già interrotto queste riunioni a causa della proposta avanzata da Dostoevskij ed altri di fondare una tipografia clandestina, venne arrestato nell’aprile del 1949 assieme ad altri membri del suo circolo. Venne poi esiliato in Siberia, da cui tornò spezzato nel fisico nel 1862. Morì a casa di Palm nel 1869. È più ricordato per la sua personalità e l’influsso che ebbe sugli autori suoi amici, che per le sue opere.

Evgenia Petrovna

Nikolaj Apollonovich Majkov

1794-1873. Padre di Apollon. Pittore russo. Ferito a Borodino durante la campagna napoleonica di Russia.

Apollon Nikolajevich Majkov

1821-1897. Poeta e traduttore russo

Valerian Nikolajevich Majkov

1823-1847. Fratello di Apollon, era considerato, durante la sua vita, il più importante critico russo, e fu il primo a importare in Russia un approccio scientifico alla critica letteraria. Morì inaspettatamente a 24 anni mentre nuotava. Nel 1861 Dostoevskij scrisse ancora di lui, in termini positivi.

Stepan Dmitrievich Janovskij

1815-1897. Dottore di famiglia di Dostoevskij dal 1846 al 1849. Divennero presto amici, incontrandosi spessissimo nei tre anni prima dell’arresto; fu una delle prime persone a esserne informato, da Michail. Lui e Dostoevskij continuarono a tenersi in contatto per via epistolare, vedendosi quando l'esilio ebbe fine. Dostoevskij si ispirò a Stepan per creare il protagonista de L’eterno marito, in modo tanto vivido, che Apollon Majkov disse di averlo immediatamente riconosciuto. Pleshchejev considerava invece Janovskij una persona noiosissima.

Emilia Fëdorovna

La moglie di Michail Dostoevskij, che gli sopravvisse. Fu vicina di casa di Dostoevskj nei primi tempi del suo matrimonio con Anna Grigorievna.

Commento e traduzione di Alessandro Bettinsoli.

Bibliografia:

  • Treccani - Enciclopedia Online ed Enciclopedia Italiana http://www.treccani.it/enciclopedia/andrej-aleksandrovic-kraevskij/ http://www.treccani.it/enciclopedia/michail-vasil-evic-petrasevskij-butasevic_(Enciclopedia-Italiana)/
  • Wikipedia
  • The Soviet Encyclopedia
  • Dostoyevsky’s Critique of the West: The Quest for the Earthly Paradise, di Bruce K. Ward
  • Archinform
  • Dostoevskij: Il sacro nel profano, di Tat’jana Aleksandrovna Kasatkin
  • Dostoevsky 1821-1881, di E.H. Carr
  • Aleksandr Miliukov's Svetoch and Dostoevskii's Vremia: A Case of Recycled Ideas?, articolo di Ellen Chances