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di Alina Kreisberg
Le città invisibili di Italo Calvino sono servite da spunto all’omonimo ciclo di acquerelli dell’artista italo-iberico Pedro Cano, esposto con grande successo, pubblico e di critica, in varie sedi italiane e spagnole. La domanda che ci si pone è fino a che punto si tratti di illustrazioni vere e proprie, o piuttosto di due opere, letteraria e figurativa, indipendenti ma legate da un nesso più sottile : quello di evocare, piuttosto che descrivere, con un procedimento vicino alla sineddoche. Calvino accenna a dei virtuali assetti urbani per far intuire un’idea filosofica ; Cano raffigura un dettaglio per farne estrarre a chi guarda l’idea di un insieme simbolico.
Due grandi autori italiani del Dopoguerra, Calvino e Levi, pur condividendo una visione materialista del mondo, ne derivavano opinioni opposte riguardo alla possibilità dello svilupparsi di una intelligenza artificiale paragonabile all'intelletto umano. Questo articolo offre una prospettiva sul loro pensiero e una retrospettiva alla luce della riflessione avvenuta nel frattempo sotto la spinta degli sviluppi della cibernetica.
"...benché Dino Buzzati fosse prioritariamente giornalista (come Rodari, del resto) e si rivolgesse, coi suoi scritti e romanzi, prevalentemente ad un lettore adulto, l’intera sua produzione letteraria, la sua poetica sembra rivolgere all’infanzia un costante occhio di riguardo. Lo stesso occhio che più e più volte indossa la lente del fantastico e del meraviglioso per accostarsi al reale, riscriverlo, reinterpretarlo."
Articolo di Benjamin H Chin-Yee, originariamente apparso in UTMJ, vol. 92, f. 1, dic. 2014
Spesso, l’abstract di un articolo dice poco riguardo a che cosa il ricercatore ha scoperto o a quali sono i suoi risultati più importanti, che cosa propone come risultato finale o quali punti considera “da portar via” e vuole che restino impressi nel lettore. Qui presentiamo una semplice guida: come si scrive un buon abstract? (fonte)
Quanto conta la dimensione del dialogo in una recensione? Traduzione di un articolo di Kip Jones.
I robot sono ovunque. Sono nella fantascienza, sono nell’horror, sono nei cartoni animati e nei nostri libri. Probabilmente, molti ricordano un robot artista, che, dopo aver dipinto in stile cubista un’auto, cancellava il suo operato all’avvicinarsi di un umano, limitandosi ad apporre la propria firma: Picasso.
In confronto alla produzione letteraria di cui sono protagonisti, i robot fanno raramente capolino nell'attualità. Sono decenni che ci aspettiamo una penetrazione dei robot nei nostri stili di vita, e sembra che questi robot, invece, non abbiano tanta fretta di arrivare. Sono arrivati al loro posto gli smartphone, che nessuno dieci anni fa si aspettava, che tutti usano e che non hanno però neppure un decimo del fascino dei robot.
Hans Holbein nacque ad Augsburg in Germania nel 1497 e divenne uno dei più grandi ritrattisti di tutti i tempi. La stima che riceveva presso le corti europee lo portò in contatto con alcune fra le più importanti personalità dell’epoca fertile e convulsa compresa fra il rinascimento del nord Europa e le Riforme che si diffondevano a macchia d'olio nella cristianità occidentale.
